Psicologo Paola Fumagalli

Il coronavirus e la psicosi degli acquisti incontrollati

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Solo tre giorni fa, il presidente Conte ha annunciato l’estensione a tutta la nazione del divieto di spostamento se non per comprovati motivi di lavoro oppure per gravi esigenze familiari o sanitarie.

A pochi minuti dall’annuncio, migliaia di cittadini si sono riversati nei supermercati aperti per accaparrarsi cibo, acqua e prodotti di prima necessità, dimostrando di aver poco compreso le indicazioni dell’ordinanza e il danno che questi comportamenti possono arrecare in un momento così difficile.

Si tratta solo di paura e di un modo per prepararsi al peggio o siamo tutti in preda ad una forma di panico irrazionale?

A Singapore il primo ministro Lee Hsien Loong ha dovuto comunicare alla popolazione che non era necessario, come invece stava accadendo, fare scorte di riso e noodles.
In Nuova Zelanda i supermercati hanno visto un aumento del 40% delle vendite rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
In Australia la polizia è dovuta intervenire per sedare delle risse tra acquirenti in lotta per l’ultimo pacco di carta igienica.

Questi esempi dimostrano chiaramente come il COVID-19 ha generato acquisti dettati dal panico, fenomeno che può anche togliere i beni essenziali a coloro che ne hanno davvero bisogno, come nel caso delle mascherine per chi è più a rischio.

Ma perché lo facciamo? 
La risposta sta nella paura dell’ignoto, di ciò che non si può controllare, nella convinzione che un evento drammatico scatenerà conseguenze totalmente drammatiche, anche se in questo caso il miglior modo per combattere il contagio è semplicemente lavarsi le mani ed evitare contatti interpersonali. La paura ha, come tutte le emozioni, un’utilità per l’uomo perché ci mette in guardia dai pericoli che incontriamo, preparandoci all’azione o alla fuga, ma diventa un problema quando viene vissuta in maniera esagerata o fuori contesto. Nel caso del Coronavirus, la paura è più elevata rispetto ad altre situazioni perché il nemico è invisibile, non lo si può vedere o toccare.

Ma quanti di noi, alla vista delle scene di folla nei supermercati, non hanno pensato “forse dovrei fare scorta anche io!”. La difficoltà in queste situazioni sta nell’evitare di comportarsi come tutti gli altri, uscendo da una mentalità “da gregge” per mantenere la giusta razionalità, senza farsi prendere dal panico.

Il conformismo può infatti uniformare il comportamento a quello del sistema sociale o del gruppo di appartenenza. Spesso il gruppo non genera nemmeno pressione sull’individuo ma il soggetto conforma il suo comportamento a quello altrui dopo aver constatato che tutti gli altri si comportano uniformemente. Il più noto esperimento di psicologia sociale sulla pressione di gruppo è stato quello del confronto delle linee di Salomon Asch: in varie prove, l’ignaro partecipante tendeva sempre a fornire la più assurda risposta ad un quesito qualora il resto del gruppo, in accordo con gli sperimentatori, avesse scelto in massa quell’opzione. https://it.wikipedia.org/wiki/Esperimento_di_Asch

Se tutti sul Titanic corrono verso le scialuppe di salvataggio, correrai anche tu, indipendentemente dal fatto che la nave stia affondando o meno”, afferma lo psicologo Steven Taylor, sottolineando quanto la paura sia contagiosa. Ricorda però anche che c’è una chiara differenza tra il prepararsi al disastro e acquistare prodotti solo perché in preda alla paura irrazionale.

L’acquisto dettato dal panico, è alimentato dall’ansia e dal tentativo di controllare la situazione che, per sua natura, è fuori dalla nostra possibilità di controllo razionale. “In circostanze come queste, le persone sentono il bisogno di fare qualcosa di proporzionato a ciò che percepiscono come il livello della crisi“, afferma Taylor. “Sappiamo che per il momento l’unica soluzione è lavarsi le mani ed evitare contatti. Ma per molte persone, il solo lavaggio delle mani sembra essere troppo ordinario. Questo è un evento così drammatico che porta le persone ad esagerare nelle spese, acquistando beni non indispensabili nella speranza di proteggersi.

Questi acquisti spasmodici sono quindi dettati da un meccanismo psicologico che si attiva per affrontare paure ed incertezze, nel tentativo di affermare un certo controllo sulla situazione intraprendendo un’azione.

La domanda che sorge spontanea è quindi: come arginare questi fenomeni di massa?
L’ingrediente fondamentale sembra essere innanzitutto seguire le informazioni che giungono da fonti ufficiali, che possano ridimensionare le paure senza diffondere false notizie e, di conseguenza, ridurre il panico e gli acquisti eccessivi. Fondamentale è quindi rimanere il più possibile a casa ed uscire solo per fare scorta di ciò di cui si ha davvero bisogno nel breve periodo ma evitando gli impulsi di accumulo di prodotti che non sono necessari.

Ricordiamo quindi che la paura è un’emozione utile che ci fa mettere in atto comportamenti di sopravvivenza ma conformarsi alla massa in un panico collettivo non sono mai la giusta strada nè per ridurre il rischio di contagio né per vivere con il giusto equilibrio questo delicato momento.

Paola Fumagalli

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