Psicologo Paola Fumagalli

Gli effetti psicologici della quarantena da coronavirus

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Quarantena da Coronavirus: Isolamento sociale e distanza dagli affetti possono generare conseguenze negative sulla nostra mente. Come possiamo difenderci?

LA FATICA DELL’ISOLAMENTO

Originariamente il termine quarantena indicava un periodo di quaranta giorni di isolamento per persone affette da malattie contagiose, prescritto soprattutto per chi proveniva via mare perché, arrivando da lunghi viaggi in terre lontane, poteva essere canale di trasmissione per patologie ancora sconosciute nella terra di approdo.


Oggi la quarantena indica più genericamente un periodo di segregazione e isolamento di durata variabile a seconda delle malattie, in rapporto al relativo periodo di incubazione e alle pratiche di disinfezione necessarie. La separazione dal resto della popolazione permette quindi di ridurre i contagi e i rischi di infezione e pertanto risulta essere una misura straordinaria ma fondamentale in un periodo come quello che stiamo vivendo, in cui il Covid-19 non ha ancora una cura.


La strategia di autoisolamento e di quarantena è quindi al servizio del benessere dell’intera comunità ma è anche associata a sfide psicologiche per chi la vive e per chi, al contrario, si espone ai rischi di contagio, come gli operatori sanitari.

GLI EFFETTI PSICOLOGICI DELLA QUARANTENA

Un recente ricerca effettuata presso il Kings College di Londra ha passato in rassegna gli impatti psicologici della quarantena negli adulti, dimostrando come questa può essere associata a sintomi di stress post-traumatico, confusione e rabbia. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30460-8/fulltext


Uno studio effettuato invece presso lo Shanghai Children’s Medical Center si è concentrato sul rapporto con i bambini dato che le scuole sono chiuse da tempo. Per ridurre il rischio di esiti negativi sulla salute mentale dei bambini durante la quarantena, appare fondamentale creare un canale di comunicazione chiaro tra bambini e genitori. Di grande aiuto possono essere anche i servizi online di supporto psicologico per aiutare i più piccoli a far fronte all’ansia e alla tensione. https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30547-X/fulltext


Gli effetti psicologici che sono stati identificati come fonte di stress e negatività sono:

  1. Frustrazione e noia per l’interruzione delle proprie attività quotidiane e di socializzazione, come recarsi al lavoro o uscire per una cena con gli amici.
  2. Ridotto accesso a cure mediche regolari o prodotti sanitari (per esempio mascherine o disinfettanti)
  3. Impossibilità di recarsi liberamente in supermercati e negozi per acquistare beni di prima necessità e non.
  4. Paura di contrarre il virus o infettare altri, che può manifestarsi come maggiore attenzione e preoccupazione della propria salute e dei sintomi fisici propri o dei propri familiari.
  5. Disagio socio-economico generato dall’improvvisa riduzione dei guadagni e della mole di lavoro.
  6. Stigmatizzazione e rifiuto da vicini, colleghi, amici e persino familiari, da cui si viene trattati con paura e sospetto.


Anche il ritorno alla normale routine non sarà facile: ci vorranno giorni o addirittura settimane per tornare a vivere, senza preoccupazione o ansia, i contatti sociali ravvicinati o i momenti di aggregazione con gli altri.

LE STRATEGIE PER AFFRONTARLA

Come possiamo quindi promuovere il benessere psicologico per noi stessi e per chi ci è vicino?


Ci si può innanzitutto informare sulle condizioni di salute dei propri cari, facilitando la comunicazione con loro attraverso social media, messaggi e videochiamate che facciano sentire meno isolati. Sapere che familiari e amici sono al sicuro e in buona salute può ridurre infatti lo stress, mentre lo aumenta in caso di assenza di informazioni.


Centrale è anche ridurre quanto più possibile la noia e i tempi vuoti, pianificando attività che magari si rimandavano da tempo e che possono aiutare a rendere la casa un luogo più accogliente e positivo. Allo stesso modo è importante non trascurare se stessi, fisicamente e mentalmente. Prendersi cura di sé risulta essere centrale per evitare sentimenti di inutilità e bassa autostima.

APRIRSI A NUOVE OPPORTUNITA’

Ricordiamo quindi che il periodo di isolamento può trasformarsi anche in un’opportunità: riscoprire hobby e passioni che avevamo abbandonato per mancanza di tempo, iniziare quel libro che stava prendendo polvere sul comodino o fare giochi di società con i nostri bambini. Cogliamo l’occasione anche per ricontattare amici che non sentiamo da tempo o conoscenti che vivono lontano: potrà essere il modo per recuperare rapporti che avevamo trascurato.


Prendiamo esempio da uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi, Isaac Newton, che nel 1665 fu costretto a lasciare l’Università di Cambrige per via dell’epidemia di peste, un po’ come oggi sono chiuse scuole e università.

A soli 22 anni, Newton fu costretto quindi a tornare nella sua casa natale in campagna, lontano da Londra, per il periodo di quarantena. Isolato dal resto del mondo, proseguì in autonomia le sue ricerche e i suoi studi, arrivando alle impressionanti scoperte sul calcolo infinitesimale, sulla luce e sul moto della gravitazione universale (con la famosa mela caduta dall’albero sotto il quale si trovava).

Proprio grazie a queste scoperte, quando l’Università riaprì due anni dopo, Newton fu nominato professore, a dimostrazione del fatto che, anche fra le mura di casa, possiamo avere idee brillanti e costruire qualcosa che possa cambiare il mondo.

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Paola Fumagalli

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