Psicologo Paola Fumagalli

La dismorfofobia: lo specchio bugiardo

donna naso specchio

Rughe, naso, seno, capelli, peso: ciascuno di noi vive un’insoddisfazione nei confronti di alcuni aspetti del proprio corpo. Tuttavia, impariamo nel corso del tempo a convivere con quelle parti di noi che non ci piacciono, senza considerarle un problema. Ma non tutti ci riescono.
La DISMORFOFOBIA, o disturbo da dismorfismo corporeo, è una patologia in cui si vedono i propri difetti fisici come mostruosità e si hanno pensieri ricorrenti su quella parte del proprio corpo che non si riesce a tollerare. La preoccupazione eccessiva è quindi per un difetto immaginato o insignificante, che le altre persone spesso non notano nemmeno.

Questo genera di conseguenza ansia, elevati livelli di stress, calo dell’autostima e comportamenti ossessivi che impediscono di condurre una vita normale. Chi ne soffre, infatti, può anche passare ore davanti allo specchio nel tentativo di nascondere agli altri le imperfezioni del proprio corpo. Si può arrivare addirittura a fuggire da specchi o vetrine poiché non si riesce a sostenere la vergogna della propria immagine.

COSA AVVIENE NELLA MENTE

Quello che vediamo riflesso nello specchio è una proiezione della nostra realtà psichica. Questo significa che ciò che vediamo di noi stessi all’esterno dipende molto dalla nostra immagine mentale. Nella dismorfofobia, quindi, non s’insegue una visione oggettiva ma un bisogno di perfezione ideale che non esiste.

Proprio perché la causa è da ricercare nella mente e non nel corpo, al dismorfofobico non servono rassicurazioni. Le rassicurazioni da parte di amici e familiari possono anzi scatenare l’effetto opposto, ossia far sentire la persona incompresa e sola.

Anche la chirurgia estetica non è una soluzione perché, trattandosi di fissazioni ossessive e non di reali difetti fisici, l’esito dell’intervento non è mai ritenuto soddisfacente, accrescendo delusione e frustrazione.

GLI UOMINI E LE DONNE SONO UGUALI?

Si calcola che in Italia più di 500.000 persone siano affette da dismorfofobia e che la patologia sia più frequente nelle donne che negli uomini (rapporto femmine-maschi 2:1).

Negli uomini però vi è una particolare forma di dismorfofobia, detta dismorfia muscolare. Essa consiste nella preoccupazione di avere un corpo poco tonico e una massa muscolare insufficiente, anche se in realtà queste persone hanno una corporatura normale o addirittura muscolosa.  Ne soffrono frequentemente i ragazzi che praticano attività in palestra o bodybuilding.

Sembra che questa patologia abbia analogie con l’anoressia: siamo in entrambi i casi davanti a una distorsione delirante, in cui i soggetti non si considerano mai abbastanza in forma e seguono anche una dieta rigorosa o esercizio fisico eccessivo.

INIZIA TUTTO NELLA GIOVINEZZA

Spesso la dismorfofobia inizia in adolescenza, fase della vita in cui il corpo e la mente sono in trasformazione e si vive il confronto sociale del proprio corpo con quello dei coetanei.

In alcuni casi però l’immagine di sé negativa parte già dall’infanzia, quando il bambino può sviluppare problemi di dismorfofobia se vede che i genitori sono esageratamente attenti al suo corpo.

Alla base c’è comunque insicurezza e bassa autostima, con il conseguente tentativo di migliorare la percezione di sé attraverso il proprio corpo. Il tutto viene naturalmente esasperato dalla società attuale, in cui tutto si basa sull’immagine di sé, sull’apparenza e sulla ricerca di approvazione altrui.

QUAL E’ LA MIGLIOR CURA?

Se ci si accorge di vivere il proprio corpo in modo eccessivamente negativo e distorto, si può iniziare una psicoterapia individuale, con l’obiettivo di modificare le convinzioni distorte sul proprio corpo e ridurre i comportamenti compulsivi.

Può essere d’aiuto anche la terapia di gruppo in cui, con l’aiuto di altri oltre al terapeuta, si può lavorare sul vissuto del paziente per far emergere le dinamiche inconsce che stanno alla base del suo ideale irraggiungibile di perfezione.

Infine i farmaci possono essere un utile sostegno ma non sono sempre necessari perché da un lato fanno sentire meglio il paziente ma dall’altro non lo stimolano all’introspezione e a ricercare dentro di sé la risoluzione del problema.

Solo con un profondo lavoro, lo specchio non sarà più il nemico ma un potente alleato per l’autostima.

Paola Fumagalli

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