Psicologo Paola Fumagalli

La sindrome della crocerossina

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La sindrome della crocerossina, detta anche sindrome di Wendy, è caratterizzata dalla necessità di soddisfare sempre i bisogni e le richieste altrui.  

Wendy, compagna di avventure di Peter Pan, passa il tempo a prendersi cura dei fratelli e a leggere loro le fiabe. A 10 anni si comporta già come un adulto e ne ha le stesse responsabilità. Allo stesso modo si prende cura di Peter Pan, immaturo per definizione.

Come Wendy, chi soffre di questa sindrome ha sempre la necessità di prendersi cura di chi ha accanto.

Approfondiamo quindi i meccanismi psicologici e le conseguenze della dinamica che questa sindrome crea nelle relazioni.

IL MIO AMORE TI SALVERA’

Chi si comporta da crocerossina appare come una figura essenziale per chi la circonda. Cerca sempre di prendersi cura del partner o dei familiari, assumendo un ruolo simile a quello di un genitore.

Inoltre, per fare felice chi gli sta intorno, cerca continuamente di evitare litigi o conflitti, compiacendo gli altri.

Emozioni quali rabbia o irritazione vengono negate, per paura di provocare conseguenze negative nei rapporti con gli altri.

Queste persone sono sempre disponibili con tutti, arrivando al limite dell’invadenza. Il loro unico obiettivo è quello di aiutare tutti coloro abbiano bisogno.

Pur di sentirsi utili e indispensabili, accettano anche pesanti soprusi da parte di partner o parenti. Spesso il soggetto è quindi circondato da persone che si approfittano di lui, facendo leva sul facile senso di colpa che nasce quando i “crocerossini” sentono di non aver fatto abbastanza.

Fin qui sembra quindi che chi ne soffre sia una persona totalmente altruista e generosa. Ma c’è anche altro dietro a questi comportamenti.

IL BISOGNO DI APPROVAZIONE

Chi soffre della sindrome della crocerossina non è sempre spinto da motivazioni genuine.
Dietro a questa eccessiva disponibilità nei confronti degli altri, si cela, infatti, un elevato bisogno di approvazione. I comportamenti sono quindi messi in atto per sentirsi accettati e sicuri dell’amore dell’altro.

L’idea di fondo è: “Se io mi prenderò cura di te, tu starai bene e mi amerai!

Solo comportandosi in modo servizievole e dando amore incondizionato, riescono quindi a superare la paura di essere lasciati soli e di non essere amati da nessuno.

Non a caso, spesso chi soffre della sindrome della crocerossina credono di non valere abbastanza e hanno livello molto bassi di autostima e sicurezza di sé.
Collezioneranno quindi relazioni di coppia in cui la propria personalità è annullata e dove il partner farà di tutto per essere accudito.

Per approfondire l’argomento delle relazioni, consiglio il libro di Otto Kernberg Relazioni d’amore: normalità e patologia.

SALVATORI FIN DA PICCOLI

Coloro che soffrono di questa sindrome, difficilmente riconoscono di avere una difficoltà. Questo perché spesso questo comportamento disfunzionale ha avuto origine in famiglia e non sembra esserci una modo alternativo per mettersi in relazione con gli altri.

Di frequente i crocerossini hanno vissuto con genitori immaturi che si sono fatti accudire dai figli. Oppure si sono dovuti prendere cura dei fratelli per via di genitori assenti. O, ancora, non hanno ricevuto amore incondizionato da piccoli, crescendo nella convinzione che esso debba essere guadagnato e meritato con azioni di cura.

Insomma sembra che una grossa influenza l’abbia l’assumersi ruoli che non gli competevano già dalla tenera età. Questo può aver fatto saltare importanti tappe dell’evoluzione emotiva e sentimentale del soggetto.

COME USCIRE DALLA DIPENDENZA EMOTIVA?

Impegnandosi a risolvere i problemi e i bisogni degli altri, i crocerossini non sanno più riconoscere e soddisfare i propri.


Il primo e fondamentale passo da fare è pertanto riconoscere di mettere in atto questi comportamenti disfunzionali. Spesso infatti non si ha consapevolezza del fatto che i loro atteggiamenti sono dettati da un impellente bisogno di approvazione.

Solo così, il “crocerossino” potrà iniziare ad analizzare le proprie insicurezze e il proprio deficit di autostima.

In un secondo momento si potrà lavorare sul porre confini più stabili ed equilibrati fra sé e l’altro.
Semplicemente si può iniziare dedicandosi ai propri hobby, ritagliandosi dello spazio solo per sé. Si deve anche imparare a dire di no ad alcune richieste degli altri e a chiedere se si sente il bisogno di ricevere aiuto o attenzioni.

L’obiettivo è arrivare a perdonarsi, evitare il senso di colpa e capire che l’amore non è sacrificio.
Altrimenti nella sindrome della crocerossina l’amore diventa una condanna.

Paola Fumagalli

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