Psicologo Paola Fumagalli

Perchè mentiamo?

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Sappiamo che le bugie non vanno dette e che mentire non è eticamente corretto. Allora perché mentiamo?


Mentire è parte integrante della condizione umana. Anche chi dice di essere sempre onesto, in realtà non può dire di essere sempre stato totalmente sincero.


Secondo l’accezione comune, si parla di menzogna quando una persona intende trarre in inganno un’altra deliberatamente. La bugia sarebbe quindi un’affermazione contraria alla verità e detta consapevolmente, spesso motivata dall’interesse personale.

QUANDO IMPARIAMO A MENTIRE

Ben presto durante la crescita, capiamo che mentire può evitarci un castigo, cancellare una colpa, mantenere la stima di sé e affermare la propria indipendenza. Tutto questo ci fa capire da bambini che abbiamo una nostra identità e una nostra mente, facendoci percepire come un individuo a tutto tondo.


Perciò imparare a mentire sembra essere un passaggio evolutivo importante perché indica che il bambino si è costruito un proprio spazio interno, sottratto allo sguardo dell’altro.
La bugia e la menzogna, così come il segreto che ne è spesso conseguenza, diventano quindi un fattore essenziale per la costruzione e la tutela dell’identità personale.


Ecco perché già a 4 anni, se non prima, i bambini iniziano ad ingannare gli altri in modo consapevole. A 6 anni si impara ad immedesimarsi nell’altro e a comprendere che non tutti hanno le stesse idee e punti di vista.


Questo permette di iniziare a mentire sui propri stati d’animo e sulle proprie intenzioni.


Crescendo e diventando adolescenti, si diventa estremamente abili nel simulare la verità e si inizia a pensare che non sempre mentire sia qualcosa di sbagliato.


Il tempo fa diventare più flessibili e fa convincere che la menzogna non sia sempre sbagliata ma che dipenda della situazione.

SE MENTIRE DIVENTA L’ABITUDINE

Ci sono casi in cui mentire diventa un’abitudine incontrollata e la bugia una risposta automatica a qualsiasi domanda.


C’è però un’importante distinzione da fare tra bugiardo compulsivo e bugiardo patologico:

  • bugiardo compulsivo: chi mente per abitudine. La bugia compulsiva in genere si sviluppa nell’infanzia e in ambienti familiari in cui la menzogna è necessaria. Il bugiardo compulsivo non mente quindi per raggiungere uno scopo specifico ma solo per abitudine e soprattutto perché mentire lo fare stare meglio dell’essere sincero. Generalmente, il bugiardo compulsivo ha appreso questo stile durante l’infanzia dove, nel proprio ambiente di vita, di solito in famiglia, la bugia era continuamente necessaria.
  • bugiardo patologico: chi mente costantemente per ottenere qualcosa, senza alcuna remora per gli effetti della sua azione. Si tratta di persone spesso manipolative ed autocentrate. Il bugiardo patologico, infatti, presenta delle problematiche di personalità profonde, spesso di natura narcisistica, che fanno si che l’individuo trovi sempre dentro di sé una ragione plausibile per mentire e per raggiungere i suoi scopi.

È POSSIBILE RICONOSCERE UN BUGIARDO?

Non esiste un metodo per riconoscere con certezza se chi ci sta di fronte sta mentendo. Basti pensare che lo psicologo Aldert Vrij, dell’Università di Portsmouth (UK), ha scoperto che in media le persone riconoscono una bugia solo nel 56,6% dei casi.


Tuttavia esistono dei comportamenti che possono essere considerati indizi utili.


Si può, infatti, tentare di riconoscere i segni dello sforzo che il bugiardo fa per nascondere la verità.

Ecco, secondo lo psicologo inglese Richard Wiseman, i 5 segnali di nervosismo a cui occorre prestare attenzione:


1. IMPERSONALE: i bugiardi si inventano storie mai accadute, di conseguenza tendono a prendere le distanze dalla bugia e a riferirsi di rado a se stessi, utilizzando un linguaggio impersonale. Usano quindi più raramente parole come “io” e “mio” o nomi propri rispetto a “suo” e “sua”.


2. GESTI: poiché mentire è impegnativo, i bugiardi hanno bisogno di concentrarsi e di conseguenza tendono a non muovere troppo le braccia o le gambe e a gesticolare poco.


3. INTERCALARE: i bugiardi sono spesso più esitanti rispetto a chi dice la verità e tendono ad inciampare nelle parole, confondere i termini o ad usare intercalari come “mmm…” o “eee…”.


4. PAUSE: poiché devono pensare a che cosa dire prima di parlare, i bugiardi tendono a impiegare più tempo a rispondere.


5. DOMANDE: i bugiardi normalmente appaiono anche più evasivi, poiché evitano il più possibile di rispondere alle domande in modo esauriente, magari cambiando argomento o ponendo quesiti a loro volta.


Insomma, tutti mentono. Ma attenzione perché, come scriveva Aristotele, “la punizione dei bugiardi è non essere creduti, anche quando dicono la verità.”

Paola Fumagalli

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